30 Sep La genesi delle Strategie Recovery

Conseguente all’andamento dei mercati finanziari negli ultimi anni, è piuttosto ricorrente imbattersi con investimenti che registrano allo stato attuale delle consistenti perdite.

Le domande ricorrenti sono:

  • Come andranno i mercati? (e questo in generale)
  • Cosa posso fare per il mio portafoglio? (in soggettivo)

Da questi presupposti sorgono le volontà di realizzare strategie che permettano di recuperare le perdite, in maniera il più possibile sganciata dall’andamento dei mercati.

La domanda successiva diventa: esistono strumenti che possono permettere di ottenere dei rendimenti anche in assenza di crescita del mercato di riferimento?

L’industria dei prodotti strutturati già da anni ha presentato degli strumenti che ben rispondono a questa esigenza. Ci riferiamo nello specifico agli investment certificates che adottano la strategia bonus.

Esaminiamo immediatamente un esempio concreto:

Dati del certificato:

  • Emittente: Unicredit
  • Data inizio negoziazione: 3/6/2008
  • Sottostante: Eurostoxx50
  • Strike: 3546,10
  • Barriera: 1773,05 (pari a -50% dal valore iniziale)
  • Scadenza: 11-3-2013
  • Bonus: 144% (equivalente ad un rimborso di Eurostoxx50 a 5106,38 a scadenza).

In breve, l’investitore riceve, alla scadenza, 144 euro per ogni 100 euro investiti, sottostando alla sola condizione che l’indice Eurostoxx50 non registri mai un valore di chiusura a fine giornata inferiore alla barriera.

L’elemento interessante del prodotto consiste nel fatto che è possibile riceve il bonus predeterminato del 44% in tutti gli scenari (rialzisti, laterali e ribassisti), purché venga rispetta l’unica condizione sopra indicata.

Come si può osservare nel grafico sotto riportato, questa strategia si è rilevata di successo.

Allo stato attuale il certificato si è apprezzato del 32%, a fronte di un sottostante in calo del 31%.

In valori reali, colui che avesse investito 10.000 euro direttamente nell’indice si troverebbe ora con 6.900 euro, mentre colui che avesse investito la stessa somma sul certificato, oggi avrebbe 13.200 euro.

Anche considerando eventuali dividendi che il cliente avesse incassato dall’indice, la differenza sarebbe comunque molto grande.

Da notare come anche in certi investimenti possa giocare il suo ruolo una buona dose di fortuna.

Questo certificato infatti ha la barriera a 1773,10 punti di Eurostoxx50, che in contrattazione giornaliera nel marzo 2009 era stata violata, ma, in chiusura, il mercato è sempre stato al di sopra di tale valore.

Quindi allo stato attuale la barriera è ancora intatta e pertanto il portatore del certificato mantiene inalterato il suo diritto di ricevere il bonus.

L’esigenza di strategia recovery è divenuta prioritaria nel 2010, dopo il periodo di pesante discesa dei mercati avvenuto nel 2008 e 2009.

Proprio in quel periodo l’emittente australiano Macquarie decise di emettere un certificato che replicasse la strategia bonus, con l’obiettivo di ripagare in termini di bonus le perdite correnti del cliente, svincolandole dall’obbligo di un forte rialzo del sottostante.

Esaminiamo l’esempio.

  • Emittente: Macquarie
  • Data inizio negoziazione: 5-11-2010
  • Sottostante: Eurostoxx50
  • Strike: 2873,55
  • Barriera: 1807
  • Scadenza: 30-6-2015
  • Bonus: 150%
  • Prezzo emissione: 66,57
  • Bonus: 150% (equivalente ad un rimborso di Eurostoxx50 a 4396,53 a scadenza).

La barriera fu posta ad un valore pari a 1807 punti, non casualmente, bensì in corrispondenza al valore minimo di chiusura registrato dall’indice Eurostoxx50 in data 9 marzo 2009.

L’unico presupposto su cui è stato realizzato è che il peggio fosse alle spalle, anche senza un’idea chiara di quanto il mercato avrebbe potuto recuperare.

L’altra peculiarità è stata la l’idea di quotarli in sotto cento.

Da un punto di vista psicologico, infatti, per un soggetto che sta subendo una perdita, il punto di riferimento è 100, ovvero il capitale investito inizialmente.

Molto più naturale in tali situazioni acquistare a 80 per puntare a 100, piuttosto che acquistare a 100 per puntare a 125, anche se matematicamente equivalenti.

Ma vediamo anche qui come sta andando.

A distanza di circa due anni dal lancio, si constata come il certificato abbia mantenuto un valore prossimo al prezzo di emissione nonostante l’indice di riferimento sottostante abbia perso circa il 13%.

Lo strumento si presenta accora in maniera appetibile al mercato, incorporando un potenziale upside del 50%, ma purtroppo non risulta più acquistabile sul mercato.

Macquarie, a decorrere dal mese di settembre 2012, ha deciso infatti di ritirarsi dal mercato dei certificates e mantiene il solo obbligo di quotazione in denaro, cioè consente a chi vuole di vendere, ma non più di acquistare.

Macquarie ha numerosi emissioni quotate, ma nella pratica i suoi prodotti non sono più negoziabili.

A partire dal mese di giugno 2012, in vista della messa in pratica di questa decisione, un emittente molto forte, già ben presente al Sedex con altri strumenti, ha deciso di affacciarsi al mercato dei certificates, replicando le strategie Bonus.

Stiamo parlando nello specifico di Société Générale, che ha iniziato con le emissioni di certificates, in versione Recovery (sotto cento).

A parte iniziamo il monitoraggio dei loro strumenti più interessanti.

Ufficio Studi First Solution