Nel mese di giugno 2026, i mercati finanziari globali hanno registrato una dinamica di parziale assestamento. L'annuncio della tregua tra Stati Uniti e Iran e la conseguente riapertura dello Stretto di Hormuz hanno favorito una netta flessione del prezzo del petrolio verso i 73 dollari al barile. Tuttavia, la persistenza dell'inflazione di fondo ha spinto la Federal Reserve, sotto la guida di Kevin Warsh, a mantenere i tassi stabili nel range 3,50%-3,75%, confermando l'approccio "higher for longer". In questo scenario, mentre i listini azionari globali hanno mostrato resilienza malgrado il lieve ripiegamento dell'indice S&P 500 dovuto a prese di beneficio sul comparto tecnologico, l'Oro ha registrato una marcata contrazione istituzionale verso l'area dei 4000 dollari l'oncia.
In questo contesto, Victory ha mantenuto un'impostazione prudente e orientata alla protezione del capitale, privilegiando la massima selettività strategica. A fine mese, l'asset allocation si compone di circa il 76% in certificati d'investimento, il 18% in liquidità e il 4% in ETF. I certificati, selezionati con rigorosa attenzione alla qualità degli emittenti, a barriere profonde e, ove possibile, all'effetto Airbag, consentono di esprimere un flusso cedolare prospettico di circa il 9% annuo, preservando un profilo di rischio/rendimento asimmetrico.
Sotto il profilo operativo, capitalizzando il recupero dei mercati, la gestione ha liquidato integralmente le posizioni core sugli ETF Euro Stoxx 50 e S&P 500, consolidando i profitti e incrementando la cassa. Sono state inoltre realizzate con successo due operazioni tattiche sull'ETF VanEck Gold Miners, concluse rispettivamente con una performance del +2,19% e del +1,74%. L'attuale livello di liquidità rappresenta una scelta strategica volta a mantenere la flessibilità necessaria per cogliere tempestivamente eventuali opportunità su valutazioni competitive, salvaguardando la continuità dei flussi cedolari.